Don Bosco

La formazione e gli studi
Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 nella Cascina Biglione dove ora sorge il Tempio di Don Bosco, in una piccola frazione, Morialdo di Castelnuovo d'Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco.
All'età di 2 anni, l'11 maggio 1817, perse il padre e la sua crescita, insieme a quella dei fratelli Antonio e Giuseppe, fu affidata completamente alla madre.
A nove anni ebbe un sogno profetico che gli cambiò la vita. Fu così che Giovanni volle imparare a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per far divertire i suoi compagni.
Il 26 marzo 1826, giorno di Pasqua, Giovanni fece la sua Prima Comunione. L'inverno che seguì fu per lui uno di più duri, era riuscito a frequentare qualche lezione alla scuola di don Lacqua, ma a causa dei contrasti con il fratello Antonio fu costretto a lasciare casa per vivere come garzone presso la cascina dei coniugi Luigi e Dorotea Moglia, dove rimase dal febbraio 1827 al novembre 1829.
Nel settembre di quel 1829, a Morialdo era venuto a stabilirsi come cappellano don Giovanni Melchiorre Calosso, sacerdote settantenne, che prese Giovanni presso casa sua per educarlo finché non mori nel novembre del 1830.
Il 21 marzo 1831 il fratello Antonio si sposò e la madre decise di dividere l'asse patrimoniale con lui così che Giovanni poté tornare a casa e riprendere da settembre gli studi a Castelnuovo con la possibilità di una semi-pensione presso Giovanni Roberto, sarto e musicista del paese. A fine anno decise di andare a studiare a Chieri e in estate andò al Sussambrino, una cascina che suo fratello Giuseppe, insieme a Giuseppe Febraro, aveva preso a mezzadria per approfondire gli studi.
A Chieri si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta. Per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere, addetto alla stalla... Qui costruì anche profonde amicizie; fra tutte, quelle con Luigi Comollo, che morì il 2 aprile 1839, e con l'ebreo Giona. Qui fondò la Società dell'Allegria, qui le tante avventure della sua giovinezza. 




Nell'autunno del 1832, Giovanni Bosco iniziò la terza grammatica. Nei due anni seguenti proseguì regolarmente frequentando le classi che venivano chiamate umanità (1833-34) e retorica (1834-35), dimostrandosi un allievo eccellente, appassionato dei libri e di grande memoria. 

L'ingresso in Seminario
Nel marzo 1834 Giovanni Bosco, che si avviava a terminare l'anno di umanità, presentò ai Francescani la domanda di essere accettato nel loro ordine, ma cambiò idea prima di andare in convento e decise di vestire l'abito clericale entrando in seminario.
Il giovane prete don Giuseppe Cafasso gli consigliò di completare l'anno di retorica e quindi di presentarsi all'esame per entrare al seminario di Chieri, aperto nel 1829. Giovanni superò l'esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre prese l'abito ecclesiastico e il 30 ottobre 1835 si presentò in seminario.
Il 3 novembre 1837 Giovanni iniziò la teologia, studio fondamentale per gli aspiranti al sacerdozio. In quel tempo occupava cinque anni, e comprendeva come materie principali la dogmatica (lo studio delle verità cristiane), la morale (la legge che il cristiano deve osservare), la Sacra Scrittura (la parola di Dio), la storia ecclesiastica (storia della Chiesa dalle origini del cristianesimo all'età contemporanea). 

Il sacerdozio
Il 29 marzo 1841 ricevette l'ordine del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell'Arcivescovado di Torino.
Diventato prete, decise di entrare in Convitto a Torino, un ex-convento accanto alla chiesa di San Francesco di Assisi. In questo edificio il teologo Luigi Guala, aiutato da don Cafasso, preparava 45 giovani sacerdoti a diventare preti del tempo e della società in cui dovranno vivere. La preparazione durò tre anni. 

L'inizio dell'Oratorio
L'8 dicembre 1841 Giovanni incontrò Bartolomeo Garelli nella sacrestia della chiesa di San Francesco di Assisi e da quell'incontro incominciò la provvidenziale avventura dell'Oratorio senza dimora per 5 anni con centinaia di ragazzi. Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò una posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi a Valdocco.
Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pone la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice.
Nel 1872, con Santa Maria Domenica Mazzarello, fondò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile. 

Le missioni in Argentina: La prima spedizione
Nel 1875 partì la prima spedizione missionaria per l'Argentina, terra della grande emigrazione italiana dell'Ottocento. Don Bosco fondò intanto i Cooperatori, considerati da Don Bosco stesso come i «Salesiani Esterni». La presenza dei missionari era stata richiesta dall'arcivescovo, Mons. Aneiros. Informato dal console argentino Giovanni Battista Gazzolo sul lavoro dei Salesiani, propose a Don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolás de los Arroyos. Don Bosco accolse la richiesta. Con una solenne celebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino, il giorno 11 novembre 1875, prese avvio la prima spedizione missionaria salesiana. Guidati da don Giovanni Cagliero, i missionari di don Bosco si imbarcarono dal porto di Genova il 14 novembre 1875. A Buenos Aires si insediarono in una parrocchia per emigrati italiani. 

La seconda spedizione
La seconda spedizione, giusto un anno dopo, il 14 novembre 1876, portò a sbarcare un altro gruppo di salesiani. Li guidava don Francesco Bodrato. Con loro venne aperta, sempre a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. Altro personale arrivò con la terza spedizione missionaria nel 1877. Questa volta, insieme ai Salesiani, arrivarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da Suor Angela Vallese. Il sogno di don Bosco per l'Argentina mirava tuttavia alla Patagonia. Dopo anni di attesa, nel 1879 si presentò l'occasione. Il Governo argentino affidò al generale Julio Argentino Roca la spedizione militare il cui obiettivo era la "conquista del deserto". Mons. Espinosa, vicario di Buenos Aires, e i salesiani don Giacomo Castamagna e il chierico Botta accompagnarono l'esercito come cappellani. Venne così avviata la missione in Patagonia. Carmen de Patagones la prima opera salesiana. Più tardi venne aperta Chos Malal, quindi Bahía Blanca, Junín de los Andes e gradualmente le altre case. Grandi missionari, come don Milanesio e don Fagnano, dedicarono impegno e creatività pastorale a questa generosa terra e ai suoi abitanti, soprattutto gli indios delle pampas. Nel 1884 don Cagliero venne nominato vicario apostolico della Patagonia settentrionale e centrale e ricevette la consacrazione episcopale il 7 dicembre dello stesso anno. L'azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti ecclesiali. 

Alcune figure di missionari
Dopo gli inizi, comprensibilmente faticosi, con l'entusiasmo crebbe anche la consistenza dei figli di Don Bosco in Argentina. Al lavoro in questa terra sono tanti i Salesiani che hanno legato il loro nome scrivendo pagine straordinarie di evangelizzazione e promozione umana: tra gli altri don Domenico Milanesio, don Giuseppe Vespignani, don Alberto De Agostini, Mons. Giuseppe Fagnano, don Luigi Costamagna, il tedesco don Mattia Saxler, e gli argentini don Stefano Pagliere e don Luigi Pedemonte.
Una presenza stupenda è stata quella di Artemide Zatti, giovane emigrato italiano che in Argentina diventa salesiano, svolge un lavoro umile e prezioso come infermiere, condisce di profonda spiritualità e di carità la sua giornata, muore considerato da tutti un Santo. Nell'aprile 2002 la Chiesa lo proclama "Beato": festa e generoso impegno in tutto il mondo salesiano argentino. Sul versante educativo la Patagonia argentina ha prodotto due figure giovanili che hanno raggiunto vertici di santità: Ceferino Namuncurá (figlio del grande Cacico Manuel) e Laura Vicuña (allieva delle FMA morta tredicenne a Junín de Los Andes). Avviata la causa di beatificazione di entrambi: Laura è stata proclamata "Beata" dal Papa il 3 settembre 1988 al Colle don Bosco. Altra figura significativa è quella di D. Juan E. Vecchi: grande maestro di Pastorale Giovanile, è stato l'ottavo successore di Don Bosco. Oggi sono 5 le Ispettorie salesiane, diffuse su tutto il territorio argentino (da Buenos Aires a Bahía Blanca, da Córdoba a Rosario, da San Miguel de Tucumán a La Plata) con oltre 120 opere animate da un migliaio di Salesiani (in gran parte argentini). 

La Morte e la canonizzazione
Don Bosco morì all'alba del 31 gennaio 1888. Il messaggio educativo si condensò attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza. Alla base del suo sistema preventivo ci fu un profondo amore per i giovani, chiave di tutta la sua opera educativa.
Il 2 giugno 1929 Papa Pio XI lo beatificò, dichiarandolo santo l'1 aprile 1934, giorno di Pasqua.
Tra le opere pittoriche raffiguranti San Giovanni Bosco la più conosciuta e divulgata anche sotto forma di santino è quella del pittore Luigi Cima custodita nella chiesa di San Rocco a Belluno.

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